(tratto da "La Comunità Psicoterapeutica - Cultura ,Strumenti, Tecnica")
Non é compito facile trovare un professionista qualificato e
adatto alla cultura di comunità. Inoltre, il significato di
adatto non é nemmeno facile da definire. Tra le ricerche
effettuate sul tema, Elly Jansen, (1980) fondatrice della
Richmond Fellowship, una catena di comunità socioassistenziali
in Inghilterra, riporta alcune sue scoperte nel campo. Avendo chiesto
ai residenti di Comunità Terapeutiche di descrivere le proprie
impressioni sulle caratteristiche dei membri dello staff considerate
utili, ha registrato risposte di questo tipo: “I bravi operatori
sono affettuosi e non drastici, con calore nei sentimenti, capaci di
dare coraggio e sostegno.” La stessa domanda posta poi agli
operatori, in cerca delle qualità considerate essenziali per il
loro lavoro ha spontaneamente avuto in risposta:
“Sensibilità, empatia, autoconsapevolezza, senso
dell’umorismo, intelligenza, iniziativa e capacità
di resistenza” (Jansen,1980). La Jansen alla fine
scrive: “Non basta che un operatore possegga abilità e
qualità di alto grado; deve essere anche capace di
consapevolezza di sé e di ammettere e riconoscere le
proprie reazioni nelle interazioni con gli altri nella vita
quotidiana”. (Jansen, 1980)
Poiché per l’impegno che la Comunita' Terapeutica richiede le caratteristiche
della struttura di personalità contano quasi più dei
titoli accademici di chi li possiede, il problema della scelta
dell’operatore adatto diventa quello della misura della
maturità di una persona. Si capisce benissimo che misurare
questa dimensione umana non é una passeggiata. Kets De Vries
sottolinea la presenza del rapporto di interdipendenza
nell’organizzazione, tra da una parte l’individuo che
sceglie e determina la cultura, ma dall’altra la cultura
organizzativa che seleziona e influenza la personalità
dell’individuo.(Kets De Vries 1989)
Tuttavia, tra le varie descrizioni dei processi di selezione descritti
o sentiti in giro ne vogliamo citare uno come modello dal quale,
quando si sarà nella posizione di fare scelte del genere, ci si
potrà allontanare secondo il proprio giudizio. Chi scrive
é Breda O’ Sullivan, (1991) direttrice di Heronbrook
House, una comunità terapeutica psicospirituale, nel
Midland, Inghilterra, messa su con l’aiuto e la supervisione di
Maxwell Jones prima e di Stuart Whiteley in seguito.
“Sebbene si richieda un titolo come laurea o dottorato in
discipline quale psicologia, counselling, assistente sociale, teologia
o scienze infermieristiche, esperienza professionale precedente
nel campo e buone capacità cliniche sono tenute in molto
conto”…”Diamo molta importanza alla motivazione a
lavorare nell’ambito di un modello psicospirituale, ma un certo
grado di maturità é indispensabile, così
come la capacità di percepire i propri conflitti personali e
saperli risolvere. Valutare la
maturità é difficile eppure un processo di selezione
attenta può scoprire se i candidati hanno difficoltà ad
affrontare le proprie ansie o se mancano di simpatia, empatia e
indipendenza. Saper lavorare in equipe é cruciale. E’
forse l’abilità più importante dopo quella di
essere un buon clinico. Nel caso i candidati abbiano lavorato in
squadra, voglio sapere come si sono comportati in termini di dare
e prendere” (O’Sullivan, 1991).
La procedura di selezione é poi descritta per tappe.
All’inizio il Direttore e l’Assistente Direttore
selezionano, dai Curriculum inviati assieme alla domanda per il
posto vacante, quelli che sembrano i candidati più adatti che
sono convocati a colloquio. Se gli stessi Direttori riconoscono
che per l’equipe, in quel momento, una data persona sembra
particolarmente adatta, magari perché può rafforzare
l’equipe stessa o perché può aggiungere dimensioni
nuove al programma, presenta il candidato a tutto lo staff che lo
intratterrà in un colloquio. Buona parte dello staff a questo
punto vorrà conoscere il candidato e gli farà domande per
esplorare diverse aree in termini di forza e debolezza. A questo
punto si chiede al candidato di passare un giorno o due in
comunità per interagire con i residenti e partecipare ai
Community Meetings e al gruppo dello staff, per verificare se la
preparazione clinica del candidato é a livello di quella
degli altri psicoterapeuti. Fatto questo, se tutto lo staff decide che
il candidato può essere un buon membro dello staff,
l’informazione passa al Gruppo di esperti costituito da
Amministratore (Governor), il Direttore clinico ed un clinico esperto
esterno. Se queste tre tappe sono favorevoli, l’ultimo colloquio
terminerà il processo selettivo.
Si passa quindi al periodo di sei mesi di prova durante il quale si
osservano le capacità della persona di tollerare le varie
oscillazioni della comunità, la quantità di
abilità cliniche che possiede, ma anche e soprattutto sela
struttura di personalità é adatta alla Comunita' Terapeutica e se é
dotato di comune buon senso e capacità di mettere in pratica
le idee. Durante i sei mesi di prova i punti deboli
della persona emergono; allora é importante osservare se
é capace di gestirli e di lavorarci sopra. Nello stesso periodo
si osserva se il candidato si coinvolge eccessivamente con i pazienti,
identificandosi troppo con loro o se, all’opposto, se ne
distanzia esageratamente (Barton, 1980). Ciò che non
bisogna dimenticare é che l’operatore in prova
dovrà essere un modello per gli utenti. Quindi dovrà
essere una persona con buona autostima, interesse per
gli altri, capacità di apprendere con docilità, abile nel
riconoscere i suoi problemi e quelli degli altri rimanendo
diretto e delicatamente assertivo. Alla fine di tutte queste
prove gli si offre un contratto di lavoro permanente. Questa procedura
é simile a ciò che avviene in molte aziende di vari
settori oggi.
Nella comunità Gledhill tra le informazioni personali sopra
elencate si dà importanza alla risoluzione dei conflitti con i
propri genitori. Se questi sono ancora in atto, é molto
probabile che il tipo di transfert che si stabilirà nella
struttura, rivelerà l’attivazione di parti infantili, che,
specialmente nell’atmosfera similfamiliare della comunità,
potranno interferire con la percezione delle priorità
lavorative. Questo fenomeno può contribuire ad un tipo di
malessere che é comune in molte comunità: il Burn-out.
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Ultimo aggiornamento: 2006-09-04