Quale comunità per quale paziente? Indicazioni per il trattamento

Il trattamento di comunità terapeutica é adatto in generale a tutti quei soggetti che a causa di una franca patologia  psichiatrica mantengono comportamenti immaturi ed inadeguati per vivere con gli altri in società. Questa categoria di  persone spesso non é sufficientemente autonoma da gestire i propri bisogni primari né tanto meno sufficientemente in  grado di gestire con responsabilità la propria malattia o il proprio disagio psichico. 

Esempio di casi adatti N. 1 : una persona giovane o di età media subisce un primo ricovero in ospedale psichiatrico. Dopo trattamento farmacologico lo stato mentale migliora notevolmente tanto da giustificare una dimissione, ma non ritorna al livello di funzionalità precedente. Un prolungamento della gestione del breakdown in comunità in questo caso ottiene tre cose: 
- Insegna al soggetto a capire e conoscere la natura della sua ' malattia ' (perché e di che cosa soffre)
- Facilita l'apprendimento del modo migliore di gestire il suo disagio (responsabilizzazione nei confronti della
terapia farmacologica e dei propri comportamenti verso un gruppo sociale)
- Impedisce di accogliere il ruolo, seduttivo  e protettivo, di malato (sick role) in quei casi in cui la persona sofferente spera di ricorrere alle istituzioni sanitarie per 'cambiare tutto per non cambiare niente'; come  dicesse che, "prima del ricovero stavo male ma aspettavo che qualcuno se ne accorgesse per aiutarmi, ora sto  male lo stesso ma ho trovato chi se ne é accorto e pertanto mi aspetto che mi aiuti". La responsabilità della  gestione delle difficoltà personali, in questo caso, viene deputata ancora una volta al di fuori di sé, all'esterno,  sull'ambiente o sui sanitari, sani per definizione. Ciò comportando il rischio per il ' paziente ' di scivolare sempre di più verso la  posizione passiva di chi non é nessuno se non uno che non può e non sa far altro che ricevere cure..."al bisogno"!


Esempio di casi adatti N. 2 : una persona sofferente di turbe psichiatriche da anni rende la vita della famiglia un manicomio. Ha subito numerosi ricoveri in cliniche o ospedali psichiatrici ma ogni volta che torna a casa dopo qualche tempo, per una ragione o un'altra si rende necessario un ennesimo ricovero. In questo caso la comunità puo' aiutare in tre modi : 
-  Aiuta i familiari a cominciare a responsabilizzare il loro congiunto attraverso, se necessario, perfino lo  sbarramento delle porte di casa, fino a quando il suo comportamento non si sarà modificato
- Insegna al residente a vivere con altre persone con lo stesso grado di disagio psichico; ovvero responsabilizzandolo gradatamente a prendersi cura di se stesso e dell'ambiente generale in cui vive.  E' qui che si scopre che il proprio comportamento ha conseguenze sugli altri.
- Prepara l'utente per una vita futura in una casa famiglia o comunità alloggio, secondo il proprio grado di
handicap residuo.  

Esempio di casi adatti N. 3 : una persona con problemi di ritiro sociale marcato, per anni totalmente a carico di genitori divenuti anziani e/o invalidi, per i quali non c'é prospettiva futura di autonomia senza intervento riabilitativo comunitario. Anche in questo caso la comunità aiuta la persona ad aiutarsi da sola. Pian piano il vivere assieme quotidiano e le numerose opportunità di scambi affettivi e lavorativi aiuta l'utente a migliorare la propria autostima e  a vincere la resistenza a vivere in comune con altre persone nell'ambito di una comunità alloggio, di un gruppo appartamento o casa famiglia. 

Per quel che riguarda le categorie diagnostiche l'esperienza indica che i migliori risultati sembrano essere raggiunti con i disordini di personalità, le depressioni gravi o psicotiche, i disturbi dell'umore in particolare i disturbi bipolari associati a turbe del carattere. 


 


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Ultimo aggiornamento: 2006-09-04