Così come la psicoanalisi di Freud non ha creato le nevrosi ma
ha tentato di rispondere ad un emergente fenomeno della società
industriale del ‘900, oggi le comunità sono tentativi di
terapia sociale in risposta a crisi etiche conseguenti al
malessere postindustriale e tecnologico del 2000. Un malessere da crisi
dell’etica che, in assenza di certezze scientifiche ha trovato
nelle comunità terapeutiche per tossicodipendenti e per malati
di mente un argine indiscutibilmente superiore a quello proposto dalle
sole terapie mediche o ambulatoriali. Per questo tipo di
problemi lo sviluppo delle comunità terapeutiche
é avvenuto come risposta naturale e necessaria a vari tipi
di disagio maturati in ambienti poco adatti alla sensibilità
biologica individuale.
Organizzazione e diffusione della cultura di comunità.
Sembra giunto il momento di sistematizzare le conoscenze acquisite
negli ultimi 40 anni di esperienze di comunità terapeutiche e di accogliere
nell’armamentario delle discipline della cura psichiatrica la
terapia d’ambiente e la socioterapia delle comunità
terapeutiche. La nostra società cambia troppo in fretta
perché l’individuo si renda conto di dove é finito
il proprio arbitrio, il proprio valore, la propria libertà.
Curare una malattia mentale solo con le medicine, o i rituali
imposti dal modello medico, senza considerare questi aspetti del
disagio dell’uomo che si ammala accomuna lo psichiatra con lo
sciamano che crede fermamente che le sue
ricette guariscono pure dal cancro. E’ giunto il momento di
promuovere le funzioni delle cellule di società chiamate
comunità a ruolo terapeutico e trasformativo. Permane un bisogno
crescente di diffondere una migliore conoscenza dello strumento
‘comunità’, della scientificità
dell’approccio e delle sue indicazioni per un utilizzo mirato.
Standard d’efficacia e ricerca.
Siccome le risorse economiche per la sanità continueranno a
scarseggiare in maniera crescente, c’é urgenza di
prepararsi a difendersi dal rischio di non essere più
finanziate se le Comunita' Terapeutica non dimostrano che il loro intervento é
efficace. Ciò richiede un’organizzazione simile al
progetto inglese Community of Communities, che raccoglie un gran numero
di Comunita' Terapeutica che operano con la stessa cultura metodologica. In questo
modo si può dimostrare che anche se la Comunita' Terapeutica non é un
parametro puro come un farmaco, pertanto poco misurabile,
l’insieme di comunità che aderiscono a standards
d’operato comuni può essere misura valida e
affidabile per dimostrarne l’efficacia del trattamento.
Le responsabilità dell’Università in questo settore.
Chi può realizzare tutto ciò? L’università,
insieme alla Regione Lazio a mio avviso, non può più
continuare a trascurare il fenomeno Comunita' Terapeutica come qualcosa di marginale o di
‘fringe medicine’. Insieme dovranno istituire corsi e un
albo per terapeuti di comunità che debbono andare di pari passo.
L’università in particolare deve occuparsi del metodo
seriamente, sistematizzando e divulgando il sapere acquisito in questo
campo attraverso l’esperienza e la ricerca. In questi anni si
sono accumulati evidenze e risultati che mostrano successi
e limiti dell’approccio. Una cosa é certa: la sola terapia
d’ambulatorio psichiatrico non é sufficiente ad un
recupero o ad un inserimento nel tessuto sociale di soggetti con
disagio psichiatrico grave o con tossicodipendenza. Ci vuole la
socioterapia delle comunità terapeutiche.
Spetta all’università il compito di raccogliere le
conoscenze relative all’approccio di comunità; di svolgere
un lavoro di ricerca epidemiologica e critica sui vari metodi adottati
dalle comunità terapeutiche in vari settori; di estrapolare
metodi che possono essere esportati in vari settings per non
scomparire poi alla morte dei leaders carismatici proponenti.
All’università il compito di sviluppare quest’area
di studio per insegnarla a psicologi, educatori e soprattutto agli
specializzandi in psichiatria.
Insegniamo dunque il metodo, facciamo formazione e ricerca nel settore,
così da poter utilizzare lo stesso linguaggio scientifico per
dialogare con una psichiatria chiamata ad aiutare l’uomo
con le sue nuove forme di sofferenza.
Aldo Lombardo
Gennaio 2005
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Ultimo aggiornamento: 2006-09-04