La Comunità Psicoterapeutica - Cultura, Strumenti, Tecnica L’approccio anglosassone classico alla riabilitazione dei disturbi borderline. II Edizione 2007 - Editore Franco Angeli
Ci sono circa 1.400 strutture residenziali che si occupano di terapia e
recupero di soggetti con disagio psichico. In gran parte operano senza
formazione specifica per il compito. E’ impellente il bisogno di
formalizzare il bagaglio di conoscenze di base della disciplina della
riabilitazione al fine di sfruttare le risorse dell’ambiente come
strumento di trasformazione e crescita della persona
disagiata. I farmaci hanno applicazione limitata nel
trattamento dei comportamenti maladattivi di certe persone con
disagio psicosociale e tratti patologici della
personalità. Così, malati psichiatrici che stanno troppo
bene per le cure ospedaliere e troppo male per farne a meno, e
molti individui con disordini di personalità, con o senza
tossicofilia e disturbi compulsavi, senza aiuto appropriato soffrono e
fanno gli altri, con costi economici e sociali rilevanti. Per
queste persone ci vogliono interventi terapeutici particolari e
non medici. La socioterapia che si pratica in strutture con personale
preparato a fornire terapia d’ambiente e di comunità
é l’esempio principe.
Questo libro raccoglie in maniera sistematica le conoscenze che altri
paesi ormai considerano necessarie per garantire
standard di qualità per gli ambienti terapeutici. Nel servire
come corso di formazione per gli addetti ai lavori, aiuta anche il
profano comprendere la mentalità che fa di un ambiente di vita
una comunità psicoterapeutica nel suo insieme.
Indice
-Breve storia delle comunità » 17
-Le radici culturali » 17
-Il background culturale del XX secolo che sfociò nella
scopertapiù interessante per lo sviluppo della nuova psichiatria
» 22
-La "comunità terapeutica di seconda generazione" » 28
-La comunità terapeutica dopo la guerra e l’approccio di comunità » 33
-L’eredità culturale dei padri delle comunità
terapeutiche: W. Bion, M. Jones, T. Main, S.H. Foulkes » 36
-La comunità terapeutica » 45
-Definizione di comunità terapeutica » 45
-Comunità e cambiamento » 49
-Caratteristiche della comunità terapeutica in dettaglio » 51
-Tecnica e caratteristiche operative » 60
-Quale comunità per quale paziente » 69
-Due modelli di concezione della malattia mentale » 69
-Studio sociologico di modelli residenziali » 71
-Milieu Therapy e comunità terapeutica » 73
-Quale comunità per quale paziente » 78
-Come individuare i soggetti adatti al trattamento di CT » 79
-Quale terapia per quale paziente » 87
-Chi é il nostro paziente? pag. 98
-I bisogni primari dei nostri pazienti » 98
-Teoria dell’attaccamento in breve » 100
-Chi é il soggetto borderline? » 112
-Aspetti particolari dei disordini di personalità borderline » 116
-Aspetti particolari nel trattamento dei DPB » 121
-I bisogni principali per progettare la riabilitazione » 126
-Che cosa funziona e cosa si fa oggi nel ramo » 132
-Alcuni concetti di psicologia psicodinamica » 137
-L’inconscio » 137
-Coazione a ripetere e transfert » 140
-Sinossi di psicoanalisi freudiana classica » 143
-Meccanismi di difesa e resistenze » 146
-Concetti di psicodinamica e difese primitive » 149
-L’identificazione proiettiva » 154
-Lo strumento del controtransfert » 157
-Psicoterapia individuale: sì o no in comunità? » 160
-Gruppo e ambiente » 167
-Inquadramento storico » 167
-Bion e Foulkes a confronto » 172
-Come e perché essere membro di un gruppo di terapia fa cambiare » 175
-Le caratteristiche dell’ambiente terapeutico » 167
-Aspetti tecnici dei gruppi » 195
-Fattori di un gruppo terapeutico » 195
-Aspetti della vita di un gruppo: fasi del gruppo » 200
-Forming, storming, norming and performing » 202
-Gruppi e difficoltà gestionali » 205
-Cose che possono capitare: al gruppo nel suo insieme » 207
-Alcuni fenomeni di gruppo: decision making » 212
-Tipi di gruppi nella riabilitazione psicosociale » 214
-L’istituzione sul lettino » 219
-L’istituzione come gruppo allargato » 219
-L’istituzione come sistema » 222
-Il leader nell’ambiente terapeutico: stili, difese e funzioni » 231
-Posizioni difensive nell’istituzione » 237
-Ruoli e compiti principali dei protagonisti della comunità terapeutica pag. 245
-L’operatore di comunità: chi é e cosa fa » 245
-Il ruolo dell’operatore di comunità » 248
-Come si seleziona un operatore » 253
-I quattro ruoli dei residenti » 257
-Fenomeni di comunità » 258
-Consultiamo l’avvocato » 267
-Come una comunità diventa psicoterapeutica » 275
-L’esperienza in una comunità inglese per soggetti borderline: premesse concettuali generali » 276
-Il primo impatto » 280
-Il community meeting (CT) » 286
-La preparazione all’accoglimento del martedì pomeriggio » 289
-Strutturazione degli orari » 290
-Lo staff meeting » 291
-Alcune norme importanti » 291
-L’approccio di comunità nel reparto di Raymond Gledhill » 295
-Valutazione e ricerca nel settore » 299
-Perché valutare » 299
-La valutazione "efficace" dell’efficacia » 301
-Le comunità terapeutiche funzionano? La ricerca e l’EBM » 302
-La valutazione delle comunità terapeutiche » 306
-"Comunità delle comunità" e standard di qualità » 306
-Gli strumenti più usati nella ricerca sul funzionamento delle comunità » 308
-Epilogo » 310
-Appendice
-Standard di qualità. Progetto "Comunità delle comunità" » 317
Prefazione
E' verosimile che soggetti con gravi senza un rapporto terapeutico uno
ad uno con i terapeuti? é possibile che un ambiente nel suo
insieme si organizzi in modo tale da diventare esso stesso un
terapeuta? é ammissibile che relazioni sociali tra pari assumano
valenze terapeutiche superiori a quelle del rapporto col proprio
terapeuta individuale?
Maxwell Jones, con il suo approccio di comunità basato sulla
socioterapia, da oltre mezzo secolo dà risposta affermativa a
queste domande. Sebbene in precedenza la Milieu Therapy di
Sullivan nel 1920 presentava già un modello integrativo di
terapia e riabilitazione ai ricoverati della Menninger Clinic, solo con
Jones la psichiatria ha avuto l’opportunità di promuovere
un intervento sociale sistematico a ruolo sia terapeutico
che riabilitativo. Un metodo cioé ben strutturato, capace di
rivoluzionare, per la sua efficacia, il trattamento di tutti quei
soggetti considerati “incurabili”, o con disordine di
personalità borderline e comportamento maladattivo. Un
metodo che nel 1953 convinceva l’Organizzazione Mondiale della
Sanità a dichiarare che “la creazione di
un’atmosfera di comunità terapeutica é di per
sé il più importante tra i tipi di trattamento che
un ospedale psichiatrico possa fornire”. Questa nozione ha
speciale importanza per il nuovo corso della psichiatria italiana
soprattutto oggi che, vinto il controllo delle forme gravi di psicosi
grazie ai nuovi farmaci, si trova a dover combattere contro un
nemico che da sempre, credo, é stato determinante per il decorso
della malattia mentale: il disturbo di
personalità ad essa associato. Il controllo farmacologico,
infatti, é oggi così efficace da mettere a nudo
fatti tendenzialmente trascurati prima. Mi riferisco ai comportamenti
inadeguati di alcuni psicotici nonostante un trattamento farmacologico
appropriato. Questi comportamenti, che reclamano ora nuova attenzione
da parte della psichiatria, sono frutto non solo di
malattia che attacca la struttura di personalità, ma più
spesso, di carenze emotive ed educative del passato.
Carenze che hanno interrotto o deviato lo sviluppo dei processi di
apprendimento e maturazione personale, predisponendo, in molti casi,
allo sviluppo di malattie psichiatriche.
Questo libro/manuale raccoglie le nozioni necessarie alla comprensione del funzionamento
di una comunità terapeutica (CT) propriamente detta, o
psicoterapeutica, di stampo anglosassone. Ovvero una comunità
del tipo Maxwell Jones, nella quale il gruppo di tutti i suoi
membri diviene il terapeuta, artefice della crescita e del
cambiamento di ognuno.
Fornisce indicazioni su come rendere un ambiente terapeutico nel suo
insieme e sfruttarlo come valore aggiunto ai trattamenti clinici
tradizionali. é il risultato di anni di esperienza personale nel
campo della riabilitazione psichiatrica di soggetti sia con
disordine di personalità borderline che psicotici.
Lo spirito con cui ho scritto questo testo é all’insegna
di una citazione inglese, di cui non ricordo l’autore,
che corrisponde ai miei sentimenti per la comunità
terapeutica: “Tutto ciò che abbiamo amato altri ameranno,
e noi insegneremo loro come”. Mi auguro che queste pagine
potranno essere d’aiuto pratico non solo a tutti coloro i
quali,vittime come dice Kennard del “morbo da comunità
terapeutica”, vorranno raccogliere il massimo di gratificazione
dall’applicazione della raffinatezza di questo metodo; ma anche
agli psichiatri e all’ambiente universitario, nella
speranza che si accostino presto con l’attenzione scientifica
dovuta, alla conoscenza approfondita di questo preziosissimo e
poco conosciuto strumento clinico. Spero infine che dopo aver letto
questo lavoro anche i più scettici potranno sviluppare un minimo
di propensione per questo prezioso modo di trattare le persone
disagiate, che dietro la malattia nascondono invisibili
“ferite nell’anima”, come le chiama Felicity de
Zulueta.
Presentazione
Questo libro-dispensa spiega cos’é, perché e come
funziona un ambiente terapeutico che opera secondo i canoni di
comunità terapeutica propriamente detta. Tratta rispettivamente
gli aspetti teorici, gli strumenti operativi e
l’applicazione pratica dell’arte di fare psichiatria
attraverso l’utilizzo dell’ambiente a fine terapeutico.
é il risultato di anni di esperienza nel campo della
riabilitazione psichiatrica, condensata in capitoli, tavole e schede,
arricchita inoltre dal bagaglio clinico di un periodo di lavoro
presso una comunità inglese specializzata da oltre 45 anni
nel trattamento dei disordini di personalità
borderline. L’opera serve, da un lato a comprendere i concetti
fondamentali dell’operatività e della cultura
riabilitativa e terapeutica dell’approccio di comunità
propriamente detto (quello anglosassone classico); dall’altro, a
spiegare come si deve operare concretamente per creare e mantenere
un ambiente terapeutico “buono abbastanza”, in grado
di promuovere cambiamenti efficaci e adattamento sociale di
soggetti con vario tipo di disagio psicologico: disordini di
personalità borderline, doppia diagnosi e psicosi croniche.
Privi di fronzoli nozionistici e virtuosismi letterari, i capitoli
mirano a dare suggerimenti fondamentali per la creazione di
un ambiente terapeutico,per il lavoro d’équipe e per i
gruppi di comunicazione. Si é cercato di privilegiare sempre il
punto di vista pratico rispetto a quello di natura disquisitoria su
certi argomenti, come ad esempio il futuro delle comunità in
Italia o l’apporto di questo o quel padre carismatico
all’approccio di comunità. La scelta degli argomenti dei
capitoli segue le direttive dell’Association of Therapeutic
Communities (ATC) inglese per l’accreditamento di qualità
di corsi per operatori, riconosciuta dall’ATC stessa. Secondo
quest’associazione, le priorità dalle quali un corso
di formazione accreditato non può prescindere, oltre che da
almeno tre mesi di pratica in comunità, sono costituite da
argomenti teorici che riguardano: lo sviluppo psicologico umano
normale; la teoria psicoanalitica; le dinamiche di gruppo; la
comunità terapeutica; management e autorità; le
caratteristiche dell’utenza. Nella stesura del testo, pertanto,
mi sono attenuto a questi dettami, cercando, inoltre, di mettermi
nei panni del neofita, interessato a scoprire il ruolo di
operatore in una comunità a valenza psicoterapeutica. Dato che
il libro tratta in maniera insolita l’argomento della
comunità “psicoterapeutica”, molte idee e
informazioni sorprenderanno anche i professionisti della psicoanalisi,
della gruppo analisi, dell’analisi istituzionale, che hanno
scritto sul tema della comunità terapeutica. Inoltre, la
traduzione “in parole povere” di concetti ostici, come
identificazione proiettiva, boundaries di un sistema, empowerment,
sebbene indirizzati all’esordiente in questa disciplina, non
può che far piacere al lettore esperto per le trovate semplici
ma efficaci a veicolare questo tipo di concetti. A questo
proposito, proprio per aver letto e studiato io stesso una notevole
mole di testi e articoli clinici e scientifici su argomenti connessi
alla psichiatria, alla psicologia e alla riabilitazione psichiatrica,
sia durante il mio lunghissimo training analitico personale, sia
negli ultimi venticinque anni, non sempre sarò in grado di
citare la fonte dei concetti che ho ormai fatto miei e che esprimo qui
con il solo scopo di preparare gli apprendisti a saper operare con
cognizione di causa. Uno sforzo decisivo nel libro é quello di
sposare la coppia “regale”
neuropsicoanalisi-terapia d’ambiente, al fine di
riconoscere al principe “gruppo” discendenza nobiliare a
tutti gli effetti. In ogni occasione cerco, infatti, di accostare le
novità delle ricerche neurobiologiche alla funzione del gruppo
per lo sviluppo emotivo e della personalità; e
questo nel tentativo di evidenziare le basi scientifiche della
riabilitazione psichiatrica attraverso l’ambiente provvisto
degli ingredienti neurobiologicamente importanti. Il primo capitolo
risponde prima di tutto all’esigenza di sapere di chi é
figlio questo metodo. Senza conoscenze storiche non si può
comprendere a fondo lo strumento “comunità
terapeutica”. Nel secondo capitolo propongo una definizione di
comunità terapeutica con tutto il suo know-how concettuale e le
sue peculiari caratteristiche operative. Il capitolo terzo fa
riferimento alla differenza tra approccio medico e non medico alla
riabilitazione e all’indicazione specifica di alcune patologie
al trattamento di comunità, sottolineando le differenze
tra CTR comunemente intesa in Italia, e CT. L’importanza
della trascurata Milieu Therapy é messa in risalto a
partire dalla sua evoluzione storica in America. Per descrivere i tipi
di pazienti idonei alla comunità, il capitolo quarto
considera tre aree: l’attaccamento, le caratteristiche specifiche
del soggetto borderline, includendo la determinazione del rischio e gli
effetti del Disturbo Post-Traumatico da Stress non trattato in tempo ed
infine i bisogni di riabilitazione per i progetti terapeutici secondo i
suggerimenti di Maslow. Il quinto capitolo tratta le nozioni di
psicodinamica indispensabili a comprendere le vicissitudini dello
sviluppo emotivo e cognitivo normale, selezionando e riducendo al
minimo il bagaglio di concetti, quanto basta per il lavoro in
comunità. Il sesto capitolo espone il parallelo tra funzioni
della madre ambiente e funzioni del gruppo ‘ambiente
facilitante’ da riprodurre in comunità, illustrando vari
tipi di gruppo in una comunità terapeutica. Nel capitolo
successivo, suggerisco uno schema semplice per orientare
l’operatore su cosa fare per mantenere un
atteggiamento terapeutico in comunità, anche senza
lunghi anni di training personale. La formula NEC, che sta per Norme,
Empatia e Coesione, racchiude infatti gli ingredienti
dell’ambiente facilitante di un gruppo o di un ambiente
terapeutico ed é utile di fronte a situazioni e
ostacoli che possono capitare più frequentemente in terapia. Il
capitolo ottavo offre gli strumenti per lo studio, la
comprensione e l’analisi dei problemi di un’istituzione; ma
anche per la gestione, la strutturazione e
l’attenzione da prestare a certi flussi di informazione dentro il
sistema comunità. Definisco la rilevanza del feedback, del
primary task, dei boundaries di un sistema e descrivo il ruolo del
leader con riferimento agli stili e alle nuove teorie della sua
funzione. Il capitolo nono é poi un vero e proprio manuale di
comportamento dell’operatore con i suoi compiti e quelli dei
residenti. Per chiarire le responsabilità del suo ruolo anche
sul piano legale ho trascritto una chiacchierata con un avvocato su
argomenti pertinenti. Nel decimo capitolo espongo la mia esperienza di
sostituto primario nella comunità inglese, Winterbourne House,
esperta nel trattamento di soggetti borderline, tratteggiando
pedissequamente una settimana tipo, con la spiegazione ragionata di
almeno 25 concetti sui quali riposa il lavoro di quella
comunità. L’ultimo capitolo é dedicato ai
suggerimenti utili per procedere alla valutazione efficace e
accettabile in materia di comunità terapeutiche, con
l’intento di avvisare di non ripercorrere gli errori
commessi in Inghilterra vista l’importanza odierna
dell’Evidence Based Medicine. Non potevo tuttavia finire
senza menzionare quelli che sono oggi considerati dall’ATC
inglese, gli standard di una comunità terapeutica per
l’accreditamento di qualità tra pari; ovvero quelli del
progetto Community of Communities avviato nel 2002 elencate
nell’Appendice. A volte alcuni aneddoti tratti
dall’esperienza di vita quotidiana comunitaria sono citati per
illustrare certi concetti e suggerire modalità operative e
gestionali con l’intento di trasmettere nozioni indispensabili
dalle quali l’operatività di una comunità
propriamente detta non può prescindere. Molti argomenti, come
tipi particolari di terapia (DBT, EMDR, Musicoterapica,
Psicodramma, Arteterapia, Bioenergetica, Gestalt ed altre),
dettagliate modalità di accoglimento, separazione e
reinserimento sociale, di lavoro specifico con le famiglie, sono stati
deliberatamente tralasciati per non fare di questo testo
un’enciclopedia dispersiva.
Aldo Lombardo
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Ultimo aggiornamento: 2006-09-04