Le comunita' terapeutiche sono un assetto terapeutico complesso, concepito come sistema aperto fondato sul gruppo, che é il suo strumento operativo principale. Il sistema Comunita' Terapeutica é provvisto di funzioni, in ugual misura terapeutiche ed educative, un modello di concezione della malattia diverso da quello medico, una cultura altrettanto distinta, detta "cultura dell'indagine", e principi specifici (democrazia, "comunalismo", permissivismo e confronto con la realtà) esposti sotto. La Comunita' Terapeutica si avvale inoltre, di una tecnica basata sulle nozioni di "empowerment" e "living learning", punti fermi peculiari della autogestione, e funziona come un apparato con caratteristiche operative particolari come ad esempio il community meeting ed il gruppo emotivo per lo staff. Questa complessa definizione sarebbe incompleta senza citare la finalità principale di una comunita' terapeutica: la maturazione personale. Questa, intesa come arricchimento di nuovi stati mentali e cambiamento dei tratti di personalità derivati da uso inappropriato di meccanismi di difesa immaturi della mente (meccanismi che, usati fuori tempo e fuori luogo causano sofferenza a se stessi e agli altri).
Un Sistema aperto, quindi che ha come Strumento operativo il gruppo e si avvale di Peculiarità operative; Finalità; Modello; Tecnica; Funzione; Principi; Cultura specifiche. Un "ambiente curante" qualcuno lo ha chiamato, trascurando il fatto che un'organizzazione cosė strutturata trasforma l' "ambiente curante" in vero e potente strumento di cambiamento.
Dato che la finalità di una comunità così definita é
quella del cambiamento maturativo delle persone, si può affermare che il suo
effetto é psicoterapeutico. Questo tipo di organizzazione, con tutte le
caratteristiche appena descritte, di fatto, é una comunità propriamente detta o
psicoterapeutica del tipo Maxwell Jones.
In questo tipo di comunita'
terapeutiche residenziali o
semiresidenziali, vige una prassi di autogestione e non si applicano rapporti
psicoterapeutici individuali bensì relazioni terapeutiche di gruppo; il tutto
secondo una strutturazione di attività che fa assumere ad un ambiente nel suo
insieme la funzione di "dottore".
Per questo tipo di comunita'
terapeutiche i ricercatori più recentemente
fanno riferimento alla definizione breve di Jeff Roberts (1997): "Un ambiente
ed un programma sociale disegnati deliberatamente per un reparto o centro diurno
dove i processi sociali e gruppali sono sfruttati a fini terapeutici. Nelle
comunita' terapeutiche la comunità stessa é lo strumento terapeutico
principale".
In virtù di quanto esposto é opportuno non usare la terminologia unica di comunità terapeutica per intendere, sia comunita' terapeutiche generiche che mutano la qualità di vita delle persone con patologia cronica, in Italia CTR (R sta per riabilitativa), sia comunità che invece mirano al cambiamento dei tratti immaturi o maladattivi della personalità. Queste ultime sono presidi psicoterapeutici specialistici a tutti gli effetti e funzionano grazie alla formazione particolare del personale. Questa nozione é importantissima per distinguere come si opera nella stragrande maggioranza di comunità italiane, secondo la ricerca PROGRES (2000) quasi tutte a funzione custodialistica.
Dagli studi dell'antropologo e sociologo R.N. Rapoport del 1960, condotti nella comunità terapeutica Henderson in Inghilterra, emersero quattro caratteristiche che definiscono l'approccio di comunità alla riabilitazione. Queste caratteristiche costituiscono i principi sui quali si sviluppa tutta la cultura operativa di una comunità terapeutica. I criteri che tutt'oggi rappresentano gli elementi discriminanti per definire un reparto o una struttura, Comunita Terapeutica propriamente detta si rifanno proprio a tali principi :
Democratizzazione: responsabilizzazione di ognuno attraverso decisioni assembleari e multidisciplinari. Ovvero scambio di potere e responsabilità nel prendere decisioni, all'insegna di una comunicazione aperta: "I pazienti dovrebbero aiutare a decidere il trattamento degli altri pazienti, assumendosene anche delle responsabilità in tal senso" (1960)
Tolleranza (permissivism): flessibilità ed accettazione dei comportamenti devianti da parte di tutti. La struttura comunitaria cioé, é vista come terreno per rivivere sentimenti e comportamenti appresi nel passato in contesti poco favorevoli allo sviluppo psicologico e maturativo del soggetto. Deve cioé essere reso possibile al residente far rivivere, sul teatro della comunità, i personaggi del mondo dei suoi oggetti interni con i quali le cose andarono male. L'Unità pertanto deve essere organizzata in modo che tutti i suoi componenti tollerino un'ampia gamma di comportamenti ansiogeni, che sembrano devianti secondo le norme 'comuni'. Nelle risposte da parte degli altri a tali comportamenti emergono i problemi di tutti.
Comunalismo : si riferisce sia alla condivisione di tutti i luoghi e occupazioni collettive da parte di staff e residenti, sia ai programmi riabilitativi di ogni paziente, decisamente orientati verso relazioni gruppali ed intergruppali. L'individuo viene valutato quindi dal punto di vista gruppale e l'enfasi terapeutica é posta sul 'fare con' il paziente piuttosto che sul 'fare al', come in ospedale; gli operatori pertanto fanno le cose con il residente: insieme a lui/lei cucinano, pranzano, puliscono, fanno la spesa, ecc..
Inviare a info@comunita.it
un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti sul contenuto
di questo sito Web.
|