La comunità terapeutica in pillole: un assaggio
E'
verosimile che, in una comunità terapeutica, soggetti con gravi
turbe del comportamento cambino, crescano, si inseriscano nel tessuto
sociale senza un rapporto terapeutico uno ad uno con i terapeuti della
comunità terapeutica stessa? é possibile che un
caring environment (ambiente
di cura o "ambiente curante" ) come la comunità terapeutica nel suo insieme si organizzi in
modo tale da diventare esso stesso un terapeuta? é ammissibile
che in una comunita' terapeutica relazioni sociali tra pari
assumano valenze terapeutiche superiori a quelle del rapporto col
proprio terapeuta individuale? Maxwell Jones, con il suo approccio di
comunità terapeutica basato sulla socioterapia, da oltre mezzo
secolo dà risposta affermativa a queste domande.
Sebbene
in precedenza la Milieu Therapy di Sullivan nel 1920 (un metodo vicino
a quello di comunità terapeutica) presentava già un
modello integrativo di terapia e riabilitazione ai ricoverati della
Menninger Clinic, solo con Jones (anni '40 e '60) la psichiatria ha
avuto l’opportunità di promuovere un intervento sociale
sistematico come quello di comunità terapeutica a ruolo sia
terapeutico sia riabilitativo. Un metodo cioé ben strutturato,
capace di rivoluzionare, per la sua efficacia, il trattamento di tutti
quei soggetti considerati “incurabili”, o con disordine
di personalità borderline e comportamento maladattivo. Un
metodo, la comunità terapeutica, che nel 1953 convinceva
l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare che
“la creazione di un’atmosfera di comunità
terapeutica é di per sé il più importante tra i
tipi di trattamento che un ospedale psichiatrico possa fornire”.
Futuro e farmaco
Questa
nozione ha speciale importanza per il nuovo corso della psichiatria
italiana soprattutto oggi che, vinto il controllo delle forme gravi di
psicosi grazie ai nuovi farmaci, si trova a dover combattere contro un
nemico che da sempre, credo, é stato determinante per il decorso
della malattia mentale: il disturbo di personalità ad essa
associato. Il controllo farmacologico, infatti, é oggi così
efficace da mettere a nudo fatti tendenzialmente trascurati prima. Ci
riferiamo ai comportamenti inadeguati di alcuni psicotici nonostante un
trattamento farmacologico appropriato. Questi comportamenti, che
reclamano ora nuova attenzione da parte della psichiatria, sono frutto
non solo di malattia che attacca la struttura di personalità, ma
più spesso, di carenze emotive ed educative del passato.
Carenze
che hanno interrotto o deviato lo sviluppo dei processi di
apprendimento e maturazione personale, predisponendo, in molti casi,
allo sviluppo di malattie psichiatriche. Il libro “La
comunità Psicoterapeutica – Cultura, strumenti,
tecnica”, ed in parte anche il sito www.comunita.it , raccolgono
molte nozioni utili alla comprensione del funzionamento della
comunità terapeutica di stampo anglosassone del tipo Maxwell
Jones adatta al recupero dei problemi di personalità, ed
in particolare i disturbi borderline.
Esempio di funzionamento
Spiegare
o dare esempi di come un’atmosfera diventa terapeutica é
un po’ come cercare di spiegare il sapore del Marsala a parole.
Per tentare di fare un esempio però, basta considerare
cosa accade in una comunità tradizionale se un
residente di notte non riesce a dormire. Di solito bussa alla porta
dell’infermiere o dell’operatore chiedendo un aiuto
farmacologico che può o meno arrivare secondo la capacità
discrezionale del personale di turno. Nella comunità
Maxwell Jones, cose di questo genere accadono rarissimamente ed i
farmaci sono usati solo per le malattie psicotiche o
dell’umore. Infatti, prima di concludere la giornata nel
community meeting di chiusura si chiede chi ha bisogno di
sostegno e si individuano i residenti pronti a darlo alla persona che
lo richiede. Nel caso poi quel sostegno non dovesse essere
sufficiente, chi ha problemi di sonno sveglia prima uno dei
rappresentanti del gruppo della comunità ed insieme decidono se
il problema che tiene sveglia la persona é legato
all’accaduto della giornata che non é stato ben elaborato
dal gruppo dei pari. In questo caso chiamano l’operatore di turno
e si sveglia tutta la comunità per un incontro di gruppo
straordinario anche a notte fonda. Questo comportamento apparentemente
eccessivo illustra il principio in base al quale il problema di una
persona é comunque il problema di tutti quelli che vivono con
lui in
comunità.
Trascurarlo porterebbe a conformismo e a falsità nei rapporti.
Non trattarlo quando é dovuto insegna che dopo tutto conviene
essere attenti e sinceri sia verso i problemi degli altri sia verso i
propri. Questo atteggiamento culturale adotta l’autogestione come
strumento terapeutico. Altri aspetti positivi di questa strategia non
possono essere illustrati in questa sede per ovvi motivi.
Tecnica e cultura dell'indagine
La
tecnica quindi é quella delle riunioni di gruppo mattina e sera
con una parte del gruppo strutturata per rispondere a domande standard,
es. ci sono visitatori oggi, chi si curerà di accogliere un
nuovo residente? Quanto manca all’elezione dei nuovi
rappresentanti? Ecc. Un’altra parte libera, serve a mettere in
tavola problemi di vario genere spesso riguardano decisioni
impegnative. Durante la giornata poi si svolgono numerose
attività a valenza sia ludica sia terapeutica, con momenti di
gruppi più piccoli per facilitare l’intimità
dell’apertura e della self disclosure psicoterapeutica
propriamente detta.
Responsabilizzazione
ed empowerment sono le tecniche di base. Il sostegno reciproco é
ciò che si sviluppa quando l’ambiente é reso sicuro
e affidabile dal rispetto delle regole e della confidenzialità.
Per esempio chi entra in comunità promette di parlare dei propri
vissuti intimi o delle proprie idee sulla comunità non in
privato, es. col compagno di stanza, ma solo nei numerosi gruppi
terapeutici offerti. La cultura dell’indagine continua, nei
gruppi, su cosa accade o non accade in comunità diventa così il
motore centrale per la presa di coscienza e per il cambiamento.
Assumere ruoli di responsabilità verso tutta la comunità,
in particolare, fa comprendere alle persone meno mature o
antiautoritarie l’importanza reale dell’autorità.
Membership e formazione
Tutto
ciò non accade in poco tempo. Bisogna diventare membro della
comunità per assorbire la sua cultura. Quando ciò avviene
la persona é già cambiata. In questo contesto
l’operatore, guardiano e garante della cultura della
comunità insieme ai residenti anziani, non può guadagnare
autorevolezza senza formazione. In particolare deve saper sviluppare
due capacità fondamentali. Una, é usare i propri
sentimenti verso comunità, residenti e colleghi per capire
cosa lo coinvolge e quindi le dinamiche che si sviluppano come
ripetizione di vissuti maladattivi dei residenti, ovvero espressioni di
sofferenza che fanno soffrire la piccola cellula di società.
L’altra é saper applicare nei gruppi e nell’ambiente
la capacità di guardare alla comunità come un sistema nel
suo insieme, all’interno del quale é fondamentale
mantenere un’atmosfera di cura e rispetto per i sentimenti e la
genuinità di tutti. Questo é garantito, con la
formazione, dall’apprendimento e dall’applicazione della
formula NEC (Norme, Empatia, Coesione). Il che equivale ad imparare a
mantenere in equilibrio i suoi interventi e la sua attenzione nelle tre
direzioni: alla stregua di un giocoliere che con due mani sole non deve
né fermarsi né lasciare che una delle tre palle cada a
terra.
Dov'é la differenza?
In
conclusione la comunità psicoterapeutica si differenzia da altri
tipi di comunità per la quantità di assistenza che
elargisce rispetto ai momenti terapeutici.
Ovvero,
assiste molto poco rispetto alla mobilizzazione delle parti sane
dell’utente che attiva, poco sviluppate o coartate dal
maladattamento. Se molte comunità fanno cose al paziente,
secondo i canoni conosciuti del modello medico di concepire il
disagio, nella comunità terapeutica propriamente detta il
modello della responsabilizzazione porta in secondo piano il
ruolo di malato, mirando al cambiamento dei tratti devianti o immaturi
della persona.
Un
cambiamento che avviene facendo cose con il residente, il quale,
attraverso l’identificazione con una cultura che sente utile alla
propria crescita personale contribuisce pure alla crescita di chi di
lui si prende cura…operatori compresi.
Se
altre comunità pongono l’accento sulla qualità
della presa in carico, sulla qualità dell’assistenza o
dell’intrattenimento da offrire al malato psichiatrico per farlo
stare meno male, la comunità a valenza psicoterapeutica
(mutativa) si pone il problema di “aiutare ogni persona ad
aiutare se stessa... a migliorare la propria vita attraverso il
sostegno del gruppo della comunità" (mission comunità
Gledhill).
In sostanza, dove le
comunità terapeutiche in genere si preoccupano di fornire un "ambiente
curante" (caring environment) buono abbastanza per
l'assistenza ai 'malati' psichiatrici, la comunità psicoterapeutica
con la sua cultura dell'empowerment è essa stessa
strumento potente di cambiamento. Con formazione ad hoc
dello staff si può trasformare una comunità terapeutica da buon
ambiente di cura a potente strumento di cambiamento.