LE TAPPE PER ACCEDERE ALLA COMUNITA' TERAPEUTICA “RAYMOND GLEDHILL” SONO LE SEGUENTI
Il contatto.
Il
Centro Gledhill si serve di 2 strutture sanitarie residenziali
autorizzate come comunità terapeutiche: una in Marino,
l’altra in Lanuvio. L’invio per un trattamento
riabilitativo in comunità é di solito attivato dallo
psichiatra, o dall’assistente sociale del servizio pubblico che
segue e conosce il caso. Al candidato si invia, via fax o per posta, un
opuscolo con le informazioni rilevanti sulla comunità e su come
si accede al programma residenziale. La stessa documentazione é
spedita per posta elettronica, normale o via Fax, allo
psichiatra/medico inviante. Al successivo contatto, il candidato
fisserà un appuntamento per un colloquio preliminare con i
responsabili dell’accoglimento che ne verificheranno in linea di
massima l’idoneità a passare un periodo di preparazione al
programma della comunità. Allo stesso tempo l’inviante
avrà cura di spedire alla comunità il formato di domanda
di inserimento appropriatamente redatto ed una relazione, nella quale
si specifica per quale scopo si richiede il trattamento e in
particolare cosa si vuole ottenere alla fine del percorso. NB.I
responsabili dell’accoglimento sono tre. L’amministratore,
il medico della comunità e il/la consulente familiare.
Quest’ultimo/a in particolare, costituisce parte attiva ma
esterna al servizio di routine del trattamento di comunità. Il
costo della sua prestazione non é compreso nella retta pagata
dal SSN ed il suo compenso é da considerare separatamente al
programma d’intesa con il servizio inviante.
Il Colloquio.
Se
l’appuntamento é regolarmente fissato, all’orario indicato si avranno
colloqui separati: uno tra il medico e l’utente che vuole entrare
in comunità; l’altro tra i familiari e
l’amministrazione. Ove possibile i familiari potranno incontrare
la consulente delle famiglie nella comunità stessa, oppure
fissare appuntamenti in separata sede. Se tale primo colloquio
preliminare va bene, il candidato sarà incoraggiato ad
incontrare, il giorno stesso del colloquio, due residenti, e se
preferisce anche un operatore, per fare domande sulla comunità.
Se tutto procede bene e la motivazione o curiosità del candidato
é alta, gli si offrirà di partecipare a dei periodi di
prova da decidere insieme con i residenti della comunità. Viceversa
incoraggerà la persona a frequentare il gruppo di preparazione
all'ingresso del mercoledì, secondo modalità che gli saranno spiegate al
colloquio stesso.
La settimana di prova.
Per
tutto il tempo della prova un operatore e due membri della
comunità forniranno al candidato un feedback, ovvero
spiegazioni, alla fine di ogni giorno o a richiesta, dopo
attività partecipate. Questo spazio del feedback é
un’opportunità per il candidato per discutere come si
sente riguardo al suo inserimento.
Il “Case Conference”.
Lo
spazio di presentazione del proprio caso alla comunità, per
l’accoglimento, dura 30 minuti, durante i quali altri residenti
possono fare domande e offrire osservazioni. Le informazioni del caso
personale riguardano notizie sulla propria infanzia, famiglia, scuola e
tutti gli eventi di vita importanti o traumatici per il candidato.
E’ questa l’occasione per ripetere perché si vuole
venire in comunità ed anche, il momento in cui tutti voteranno a
favore o contro l’inserimento.
Il sostegno reciproco.
Questo
é l’aspetto che contraddistingue l’approccio di
comunità propriamente detto, rispetto a tutti i tipi di
comunità più comuni. Si tratta della messa in pratica di
due antichissimi principi: errando discimus e similia curantur,
ribaditi nella versione inglese moderna nei concetti di empowerment e
living learning. Questi ultimi intendono, una responsabilizzazione
totale della persona entrata nel ruolo di malato e la
possibilità di apprendere dall’esperienza, sia attraverso
i propri errori, sia attraverso gli errori degli altri compagni.
E’ per questo che ogni residente in difficoltà
potrà chiedere ed ottenere dai compagni, in qualunque momento
del giorno o della notte, quel sostegno necessario (da due persone
almeno) a farlo sentire aiutato e non più solo con i suoi
problemi. Problemi che imparerà pian piano ad affrontare e
risolvere anche con le modalità suggerite da compagni che magari
sono anche passati per la stessa strada e vissuto le stesse
difficoltà, se pur ormai fuori dal problema.
E’
questo l’aspetto principale del programma: aiutare a ricucire il
buco nell’anima, attraverso interventi di altri che combattono
contro lo stesso tipo di malessere/disagio. Il sostegno però
é possibile solo se l’ambiente della comunità
é percepito come sicuro e compatto. Ciò avviene se sono
rispettate: confidenzialità; contenimento; limiti. Su questo il
gruppo si esercita ogni giorno, ottenendo fiducia nella misura in cui
ogni suo membro al gruppo stesso da, la propria fiducia al gruppo e
alla comunità.
Rapporto con i genitori.
I
genitori in moltissimi casi non hanno più un ruolo predominante
per il futuro dell’utente ormai adulto. Il programma della
comunità prevede, infatti, che il successo del trattamento
coincida con l’autonomia e l’uscita definitiva
dell’utente dal circuito della famiglia. Tuttavia i familiari
sono ancora di fondamentale importanza nel periodo di trapasso
dell’utente dalla condizione di “povero malato” a
quella di “persona con malattia", coraggiosa perché capace di
gestire il proprio handicap in maniera adulta.
Pertanto i
familiari dovranno cambiare un po’ anche loro. Dietro la guida
del/della consulente per le famiglie si terranno informati dei
cambianti necessari e dei comportamenti da adottare più
congeniali ai vari momenti del percorso del loro congiunto in
trattamento. Ci si aspetta quindi una collaborazione coerente e solida
da parte della famiglia soprattutto in due momenti: 1. Partecipando al
gruppo delle famiglie insieme ai residenti, che si tiene una volta al
mese 2. Quando il gruppo della comunità decide di
sanzionare un comportamento di un utente, pericoloso per la sicurezza
della comunità, con l’allontanamento di uno, due o tre
giorni, al fine di riflettere sul proprio atteggiamento verso gli altri
che deve modificare.
Dato che
il trattamento della patologia borderline si sviluppa intorno ad
esperienze traumatiche non metabolizzate o legami negativi durante
l’infanzia, il compito del recupero prevede una fase di
“disapprendimento” ed una fase successiva di
“apprendimento e mentalizzazione” di stati della mente
nuovi. Il “disapprendimento” in particolare, si ottiene anche con
l'ausilio della terapia dell’EMDR (Eye Movements Desensitization and Reprocessing) che , ove opportuno, verrà iniziata nella fase
di preparazione all’ingresso. Questo trattamento non
é tuttavia per tutti. Si consiglierà in base al
risultato del colloquio preliminare e dei tests, solo alle persone che
hanno avuto esperienze traumatiche particolari mai elaborate. Queste
sedute di terapia si svolgeranno negli studi dei nostri consulenti
associati alla comunità.
Altre informazioni utili
I
farmaci, e spesso anche la terapia, sono prescritti o dal proprio
medico generico o dallo psichiatra inviante. I familiari, o chi per
essi, farà in modo di farli giungere in comunità
come consigliato dal personale infermieristico che gestisce questo
aspetto del trattamento. A chi abita fuori sede o regione é
offerta la possibilità di iscriversi temporaneamente con un
medico generico locale. La procedura per questo prevede la
presentazione allo sportello 3 (entro le 11,30) della ASL locale
RMH, del proprio libretto sanitario e di una dichiarazione del
medico della comunità attestante che l’utente é
attualmente in trattamento residenziale presso il Centro. Si
ribadisce che per il successo del programma é di fondamentale
importanza che prima di diventare un residente, si abbandoni
completamente l’uso di sostanze stupefacenti e alcool. Anche per
questo motivo a volte bisogna prepararsi al cambiamento con colloqui
motivazionali nei gruppi di preparazione. Effetti
personali. Oggetti ed indumenti dovranno essere pochi,ad esempio
abbastanza da occupare lo spazio di una sola valigia, e non dovranno
essere di valore. La comunità, infatti, non risponde in nessun
caso degli indumenti e/o degli oggetti personali abbandonati dal
residente nella struttura, che dopo 15 gg. dalla partenza saranno
passati alla Caritas. L’amministrazione non gestisce il denaro dei singoli residenti e non concede prestiti o anticipi in nessun caso
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Ultimo aggiornamento: 2006-09-04